INTERVISTA | Ugo Fagioli: un disco, una webserie, una canzone per respirare

Web Serie firmata anche da Tucano Island e Film Commission dell’Emilia Romagna, serie web di 9 episodi che poi sono i video ufficiali dei rispettivi brani di questo primo lavoro personale di Ugo Fagioli. L’abbiamo intervistato

Ugo Fagioli è un cantautore dolce e lineare ma anche distopico e figlio di questo momento apocalittico. E proprio da questo momento trae ispirazione tutto l’incedere di Respira, opera prima di 9 inediti appunto, opera prima digitale e liquida, di canzoni che si rendono dolci in queste trame delle volte – pare – quasi “sussurrate” dentro una nebbia che intralcia la luce e lascia sospendere ogni messaggio. Un disco che non ha trovato la via della rivoluzione ma forse, ad ascoltarlo bene, ha quel gusto prezioso della personale soddisfazione.

Ci piace sempre partire dai nomi anche se qui davvero c’è poco da dire. “Respira” penso parli da se. Ma c’è anche una chiave di lettura che non vediamo?
Questo disco racconta gli aspetti di una storia d’amore finita. Sensazioni che quasi tutti hanno provato e che sanno cosa si prova in quei momenti di sconforto. Un disco sincero, che ti prende per mano e ti conforta parlandoti sinceramente. Analizza gli aspetti dell’amore, la rabbia, l’indecisione, lo sconforto, la voglia di dimenticare. Fa capire che devi stare bene con te stesso, prima di relazionarti con altre persone, sennò rischi di portarti dietro le paure e i dubbi che avevi.

Ma l’idea di questo disco nasce dal momento che viviamo? Che cosa hai sentito. che ispirazione hai vissuto…?
Questo disco è stato scritto quasi 3 anni fa dopo la fine di una storia d’amore. L’ho tenuto in un cassetto a maturare e quando ho capito di essere “tornato a respirare” l’ho voluto far uscire. Avrei dovuto presentarlo a marzo di quest’anno, ma come sappiamo c’è stata una pandemia mondiale di mezzo. Ho cercato di analizzare prima me stesso e poi tutto quello che stavo vivendo.
Ho voluto scrivere parole che sentivo dal profondo del cuore e che raccontano tutti i dubbi e le paure che avevo in quei momenti di totale sconforto.

Un disco associato ad una Webserie… anzi il contrario. Come nasce questa idea? E chi dei due ha visto prima la luce?
L’idea della webserie nasce durante il lockdown. Se avessi fatto uscire il disco in quel periodo avrei fatto un buco nell’acqua perchè non lo avrebbe ascoltato nessuno. Siamo in un periodo storico dove escono tantissime canzoni ogni settimana e la soglia di attenzione dell’ascoltatore medio è minima. Dovevo trovare un modo per distinguermi dal panorama musicale attuale e assieme ad Alice Mazzoni ho scritto la sceneggiatura di una serie che raccontasse una storia d’amore seguendo le canzoni del mio disco.

Indie-pop come spesso si dice. Che tipo di musica avevi in mente quando è nata l’idea? A progetto finito insomma, quanto somiglia al disco che avevi pensato?
“Il blues non è altro che un uomo buono che soffre da morire pensando alla donna che aveva una volta” diceva Joe Seneca nel film “Crossroads”. Questa è una frase che mi appartiene e credo di aver fatto quello che dovevo senza pensare a generi musicali predefiniti.
Per molte persone è un disco “indie” per altri un folk-blues che strizza l’occhio al pop odierno.
Dentro ci ho messo quello che piace a me: la psichedelia, il rock, il blues e il pop che parla in modo sincero a tutti quelli che hanno sofferto per amore. In questo disco ho scritto tutte le parole e la musica e ho seguito in prima persona tutte le registrazioni.
Ci ho messo la faccia e ho fatto tutto perchè ne sentivo veramente il bisogno.

E le immagini, visionarie, distopiche, surreali… secondo te codificano a pieno questa voce e questa canzone invece molto diretta e molto popolare?
Le canzoni e le immagini vanno di pari passo. Sono il racconto di una storia d’amore vera e i riferimenti sono pensati in modo da chiarire un po’ tutti i dubbi che possono nascere interpretando le parole. Tucano Island si è occupato della regia della serie e ha trasformato in immagini la sceneggiatura che io e Alice Mazzoni abbiamo scritto dopo il lockdown di marzo.
Anche lui ha interpretato a suo modo le parole ma ha centrato in modo perfetto tutto quello che volevo trasmettere attraverso le mie canzoni. Sono molto contento del risultato che abbiamo ottenuto, nonostante fosse la prima volta che ci cimentavamo in un’impresa del genere. Abbiamo voluto mettere delle sfere trasparenti in testa ai protagonisti, che rappresentano la paura di parlare e di non essere ascoltati. Dove sembra che il turbinio di emozioni provate, sia del tutto personale. Invece è una chiave di lettura della società odierna, che si nasconde dietro ad una maschera fatta di dubbi e alla continua ricerca della felicità.

Nelle tante scene sospese e prive di riferimenti terreni, non pensi di aver esagerato allontanando il pubblico dal significato? Cioè come dire: che ognuno possa leggerlo come più desidera…
Credo che sia il bello delle canzoni. In fondo interpretare le parole e le musiche in base al proprio stato emotivo è sempre stato qualcosa di interessante per molte persone. O almeno, lo è per me. Credo che le canzoni cambino sempre in base a come le ascolti.
“Respira” l’ho scritto per liberarmi dal peso e dalla delusione che avevo durante un periodo difficile della mia vita.
Sono io il primo che ascoltando canzoni come “Rivoluzionari, ma con calma” o “Solitario” sceglie di non seguire solo le parole, ma di “lasciarsi trasportare dalla musica” nel senso più puro del termine.
Penso che le parole siano importantissime e in questo caso ho voluto lasciare libero il pubblico di interpretarle come meglio crede.

Guarda il video di Ugo Fagioli

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