Spazi aperti e voli lungo la costa: il nuovo disco di Valeria Caucino

Ecco a voi l’esordio ufficiale di Valeria Caucino, un bellissimo viaggio dal titolo At the break of dawn che arriva dopo anni di esperienza e di gavetta…

Il folk che dalle trame traditional si macchia di pregiate finiture internazionali, il tutto condito con quel sapore femminile di grandissima sensibilità e delicatezza. Ci troviamo nel territorio irlandese che ricorda la scrittura di Loreena McKennitt piuttosto che alle liriche sognanti che, e qui citiamo la scena indie nostrana, avevamo affrontato con Margherita Pirri. Insomma ecco a voi il primo vero esordio ufficiale di Valeria Caucino, un bellissimo viaggio dal titolo At the break of dawn che arriva dopo anni di esperienza e di gavetta. 11 inediti in studio che fanno scena maestra delle qualità elegantissime di autrice ma soprattutto di cantante. Valeria Caucino ci coccola in piccolissimi preziosi d’autore di stampo irlandese e americano senza evitare di guardar con ragione e maturità ai tempi moderni e alle nuove tecnologie e idee di arredo. Incantevole video del singolo Over the Pain che Blog Della Musica ovviamente vi ha regalato tra le sue righe. Bella musica nostrana… qualcosa di buono rapito al resto del mondo.

Innanzitutto dicci: dov’è girato questo splendido video? Che posti incantevoli…
Le riprese sono state effettuate tra il biellese e il canavese e precisamente nel paese di Rosazza (BI) e sul lago Pistono, vicino a Ivrea (TO), sfruttando i grandi spazi aperti e i suggestivi paesaggi naturali della zona.

La tua musica attinge a sonorità decisamente poco italiane. Qual’è il percorso che ti ha spinto fin dove sei ora?
Le fonti da cui ho tratto l’ispirazione sono la musica folk del nord America – sia tradizionale che i cantautori degli anni ’60 e ’70 (Dylan, Baez, Cohen, Simon ecc.) – a cui mi sono avvicinata da adolescente e che ho re-interpreato per anni nel mio repertorio live da solista per voce e chitarra. A metà degli anni ’90 mi sono poi appassionata al folk irlandese, compiendo anche un soggiorno nell’isola verde e iniziando lo studio dell’arpa celtica. Tornata in Italia ho fatto parte di formazioni musicali di folk revival irlandese, accompagnandomi anche al bodhràn, la tipica percussione dei Paesi celtici. Credo che il nuovo album contenga un po’ il riflesso di tutte queste esperienze.

Quanta religione e spiritualità c’è dietro ognuna di queste canzoni?
C’è sicuramente spiritualità, se per essa si intende ciò che va oltre la materia e il tangibile. Nelle canzoni dell’album si parla molto di amore, e a volte anche del dolore che segue relazioni fallite, si raccontano le gioie e i sogni che accompagnano ognuno di noi, ma anche le ansie, le difficoltà e le paure di tutti i giorni, sempre però con un fondo di speranza e fiducia nella grandezza e nelle potenzialità dell’animo umano.

Che poi anche nel video rintracciamo i 4 elementi naturali… quindi comunione non solo con la musica e le sue melodie ma anche con la Terra che la ospita?
Si, in pochi minuti è racchiuso tutto: acqua, aria, fuoco e terra.
Insieme al regista, abbiamo cercato di trasferire nelle immagini i valori in cui credo, in primis l’amore per il pianeta e il contatto con la Terra, scegliendo appunto di riprendere laghi, torrenti, colline e montagne in lontananza, ma anche il fuoco e il vento che mi scompiglia i capelli, che fanno da cornice ad un’atmosfera di pace, serenità e armonia, in cui le forze della Natura si manifestano in un equilibrio ideale.

E, restando con i piedi per terra, chi e che cosa racconta questo esordio?
Dal punto di vista tematico, l’album in realtà non ha un vero e proprio filo conduttore, ma si può dire che i brani – di autori diversi e originariamente composti in stili molto differenti fra loro – sono resi omogenei dal modo in cui li ho interpretati, con la mia vocalità e l’accompagnamento di chitarra. Pur avendo cercato di arrangiarli in modo che ogni canzone avesse una connotazione musicale propria ben definita,
introducendo tastiere, violini, fiati e percussioni, abbiamo al tempo stesso voluto mantenere un suono il più possibile acustico, esaltando appunto la voce e la mia chitarra. Questo è un po’ il marchio che mi caratterizza, è quello che la gente è abituata a sentire durante le mie esibizioni live e che probabilmente vuole risentire nei miei dischi.
Essendo il mio primo album da solista vuole essere quindi l’espressione più autentica di me stessa e della mia sensibilità artistica.

E nella crisi di oggi, un progetto simile che ambizioni insegue? Quali invece nasconde?
Il mio primo desiderio per questo disco è stato quello di realizzare un prodotto esteticamente bello, di qualità e di cui essere soddisfatta in prima persona. Ho seguito quindi il mio gusto personale e le mie attitudini, andando magari contro corrente rispetto alle mode musicali del momento e scegliendo invece prima di tutto di essere me stessa, coerente con il messaggio musicale che da anni porto avanti. L’aver cantato tutti i brani in lingua inglese ha anche l’ambizione essere il passepartout per potermi proporre all’estero, in Paesi dove il cantautorato di stampo folk anglosassone ha una sua nicchia di mercato fiorente e molto attiva.

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