INTERVISTA | Vendrame: con ironia e dissacrante visione del sociale

Burro – i grandi successi de I Vendrame è il primo disco de I Vendrame, gruppo abruzzese, con ironia e denuncia sociale. Gli abbiamo rivolto alcune domande

Già dal titolo siamo tentati a fermarci su questo lavoro che sembra essere soltanto un esordio quando invece dimostra coerenza ed equilibrio fin dalle prime battute. Sono gli abruzzesi I Vendrame, in memoria di Ezio Vendrame, ma in memoria anche a tutto quel mondo di personaggi pubblici che sono rimasti troppo dietro le quinte, forse illuminati meno di quel che avrebbero meritato. Un po’ come accade alla stragrande maggioranza dei progetti indie che arrivano in scena. Primo disco per I Vendrame dal titolo emblematico: Burro – i grandi successi de I Vendrame. Ironia, intelligenza prima di tutto ma anche tanta dissacrante quanto leggera denuncia a tanti aspetti del sociale, senza mettere in ombra lati romantici e nostalgici della nostra adolescenza. Il tutto senza mai scomporsi in banalissime soluzioni popolari. Anzi…

Come non chiedervi perché citare il calciatore per dare un nome alla vostra band?
Cosa assai interessante… In realtà Vendrame è il cognome di una nota peripatetica di Portanuova a Pescara. 
Ma la verità è che il nome del gruppo è anche ad un tributo a Ezio Vendrame, calciatore degli anni ‘70, vero talento inespresso. Un poeta del pallone e delle parole, Ezio, il George Best italiano. Genio e sregolatezza, ricco di poesia e contenuti mai emersi in un mondo malato di occasioni perse; caro amico di altri grandi talenti incompresi tra cui Piero Ciampi, cantautore toscano scomparso e finito nel dimenticatoio.

Chi non conosce quel famoso Postalmarket? Ormai è preistoria… come vi è tornato in mente?
Diciamo che non è mai sparito dalle nostre menti, ricordato anche dai calli sulle nostre mani. Ma c’è del profondo in merito, Postalmarket è prima di tutto un invito ad amare se stessi, (non dedicate mai questo brano alla vostra donna!!), ma è anche un’analisi del passaggio dal mondo analogico a quello digitale, attraverso la famosa rivista per “mamme” che arrivava ogni mese a casa e che permetteva a noi adolescenti di valorizzare la nostra parte creativa. Inoltre ci sono molte citazioni a libri come “Il medium è il messaggio” di Marshall McLuhan, “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” di Walter Benjamin e “Colore, Sintesi di Arte” di Philip Ball, che non abbiamo mai letto.

Non trovate che siamo in un futuro troppo lontano da quello per poter essere “capito” dalle nuove generazioni? Un riferimento troppo “antico”…
Come detto nelle precedente domanda, Postalmarket rappresenta il passaggio “estetico” dall’analogico all’era digitale, importante per noi come rimando, l’intero album di fatti è stato realizzato con la fusione di tecniche analogiche e digitali, tutti i brani balzano dagli anni 60/70/80 al 2045, senza tralasciare l’avvincente periodo della Trap, birra che abbiamo spesso degustato durante le riprese dell’album.

Il vostro esordio ha del teatro canzone, dell’ironia e numerose altre soluzioni eclettiche per denunciare la verità. Secondo voi è più efficace questo che essere diretti e precisi senza fronzoli?
Bella domanda , e ti ringrazio per la collocazione , ma diciamo che noi siamo fronzoli dipendenti, ci nutriamo così tanto del quotidiano , metabolizzando il malessere in “Supercazzola”, per citare Monicelli, e l’espressione che ne viene fuori si allontana molto dalla stancante e ossessiva pretesa di apparire di oggi, ovvero come un prodottino usa e getta per giovani automi. Quindi l’ermetismo ironico ci fa sentire molto fichi, ma essendo dunque molto lontano dalle dinamiche commerciali di oggi, siamo additati come “Malcomplesso”.

Non siete dell’idea che la comicità, nella distrazione di far ridere, distolga dal significato che cerca di veicolare?
Si e no, diciamo che ci sono due sub strati di persone che fruiscono la comicità: Quelli che ridono superficialmente, e quelli che ridono nel profondo. Come nei film di Fantozzi , dove questo accade sempre. C’è chi ride quando Il ragionier Ugo si schiaccia il dito nella portiera della sua bianchina, e altri invece vanno più in profondità e sorridono riflettendo su quanto Il ragionier Fantozzi rappresenti in maniera geniale uno spaccato della società: un uomo medio ed incolore vessato dalla società stessa, ma anche un uomo alla continua ricerca di un riscatto, che poi non trova mai.

Questa nuove era digitale come ha accolto l’esordio di un disco così attento a certi classicismi?
Due ragazzini catalogati come Millenial, sono ancora sotto shock, dopo l’ascolto dell’album, dove sono stati assaliti da eccessi di effetti, strumenti, accordi alterati e soprattutto l’assenza dell’autotune. Scherzi a parte, siamo felici del riscontro avuto da mia zia, mia madre e qualche cugino laterale.

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