INTERVISTA | Wasichu: “Mi nascondo come Zorro e cerco la libertà, ma non so come né dove raggiungerla”

Nell’era dell’autocelebrazione social il cantautore varesino Wasichu non possiede, per scelta, un profilo Instagram né una pagina Facebook. Provate a “googlare” il suo nome, non troverete neanche una foto di questo cantautore, schivo fino all’inverosimile. Gli abbiamo rivolto alcune domande…

Di Wasichu abbiamo un album, Non è un disco per giovani, uscito su etichetta La Stanza Nascosta Records, che ad un gusto rétro (anni settanta, per l’esattezza) abbina una forza contemporanea, e che sembra percorso da una tensione verso quella “signora libertà” di cui cantava Faber. Wasichu, dal canto suo, libero non si sente affatto. Il perché ha a che fare con cinque scimmie, una banana, una scala e uno spruzzatore d’acqua. Leggere per credere.

Dall’autismo (Amico delle ortiche) alla violenza sulle donne (Principe azzurro), dalle storture della classe politica (Il sorriso serio della iena) alla civiltà vedica (Spiaggia vuota), passando per la strage di Ustica…queste alcune delle tematiche del suo esordio Non è un disco per giovani. Ecco l’intervista

Benvenuto Wasichu. Si definirebbe un cantautore impegnato?
Beh, una volta venivano definiti così… diciamo che mi piacciono le cose non banali: i libri non banali, i film non banali, le persone non banali, le canzoni non banali. Non so se questo significhi “essere impegnati”; è solo una questione di gusti, mi piace approfondire discorsi…

“Quando sono nato io si telefonava ancora con i gettoni”, ha dichiarato. Si sente un nostalgico, anche musicalmente parlando?
Musicalmente preferisco sonorità “datate”, un po’ più acustiche, naturali… La musica di oggi mi suona troppo artefatta: se ci fosse una improvvisa tempesta solare e di colpo sparisse la corrente elettrica, il 90% della musica di oggi non si potrebbe più fare… (tranquilli: non sparisce!). In generale però sto imparando a vivere il “qui e ora”; quindi nessun rimpianto per il tempo passato.

Il suo album sembra essere percorso da echi bennatiani, quanto ha contato Bennato nella sua formazione musicale?
È stato il mio primo “idolo musicale”… e  fino ai 16/17 anni non ascoltavo altro: da Non farti cadere le braccia a Sono solo canzonette conoscevo tutte le sue canzoni a memoria…

Quante cazzate ci hanno detto / E l’han chiamata educazione / Ci hanno convinti che ci piace / Stare liberi in prigione

Così canta in Fuori. Sembra una dichiarazione politica… o sbaglio?
No non c’entra con la politica… Viviamo come se non ci fosse alternativa; come se non si potesse vivere in un altro modo; come se tutto quello che ci hanno insegnato fosse corretto.

Conosce l’esperimento delle cinque scimmie del dott. Stephenson? La scala, la banana, l’acqua gelata? Lo legga… Noi siamo come quelle scimmie: facciamo cose e rinunciamo a farne altre senza sapere esattamente perché! Ma solo perché lo facevano altri prima di noi… siamo pieni di condizionamenti, le “certezze istituzionalizzate” (o presunte tali) non le mettiamo più in discussione. Non condivido, credo ci sia altro… ma non so dove… né come raggiungerlo.

Il rap la infastidisce come genere in sé, o perché “abusato”?
Il primo rap, anni ’90, aveva una sua identità… anche musicalmente… c’era differenza tra Jovanotti, gli Articolo 31 e pochi altri. Quello attuale mi sembra soltanto un prodotto industriale che esiste perché c’è mercato: risponde alla legge della domanda e dell’offerta, né più né meno come la coca-cola, la nutella, le nike. E poi sì, ce n’è davvero troppo… e quindi un po’ stufa.

È come se le dessero da mangiare tutti i giorni la stessa pietanza: fosse anche prelibatissima aragosta… però… tutti i giorni… mattina e sera aragosta… dai… dopo 6 mesi anche lei canterebbe:

quante aragoste, quante indigestioni / Basta aragoste hanno rotto i coglioni

Preciso una cosa: è soltanto un semplice e simpatico sfottò, una doverosa presa in giro.

Non è una canzone da haters, io non odio con facilità… anzi… non mi ricordo nemmeno più l’ultima volta che ho odiato qualcosa o qualcuno. Sono molto “comprensivo” e vorrei non essere preso troppo sul serio.

Si è parlato del suo come un disco di libertà. E lei, si sente libero?
No… per nulla! Perché anche io vivo come le 5 scimmie di cui sopra.

Il concerto più emozionante al quale ha assistito?
Ne ho visti tanti… forse quello più “figo” fu quello di John Denver a Cernusco sul Naviglio (Mi), all’aperto… avevo circa 18 anni… atmosfera molto country!

In questo momento sta lavorando a qualche nuovo progetto artistico?
No… però io ho già una ventina di vecchie canzoni pronte, arrangiamento a parte. Spero di riuscire a fare ancora un paio di dischi…

Lei, per scelta, è un cantautore senza volto. Non pensa che il suo non mostrarsi possa rivelarsi, a livello promozionale, un boomerang?
Sono molto incasinato con il lavoro… E la riservatezza mi serve per non dover dare spiegazioni ad amici, parenti, colleghi e familiari (ad oggi nemmeno mia moglie e i miei figli sanno di Wasichu) e lo trovo divertente… un po’ come Zorro. Un boomerang? NO io sono ottimista!

Ascolta Wasichu su Spotify

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