INTERVISTA | Gli Zoo di Berlino e le Resistenze Elettriche

Lo ZOO di Berlino si è dedicato alla produzione di diversi progetti, tra cui la ristampa rimasterizzata di “AREA 1978, gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!” ed il nuovo album di Patrizio Fariselli, “100 Ghosts” oltre al loro Resistenze Elettriche un progetto speciale uscito il 25 aprile 2019 in collaborazione con New Model Label. Blog della Musica li ha intervistati

Iniziamo dal titolo del vostro lavoro discografico, Resistenze Elettriche. La prima domanda è qual è l’anima di questo disco e cosa rappresenta?
Il titolo è composto da un piccolo gioco di parole: parafrasando la resistenza elettrica, come meccanismo fisico che compone parte dei nostri strumenti, comunichiamo l’essere resistenti.

L’album è un piccolo contributo alla causa della Resistenza, dunque l’anima di questo album, non vogliamo affatto nasconderlo, è politica oltre che appassionata del gioco musicale. Pensiamo che in un’epoca come questa dove sono stati sdoganati slogan sui quali fino a qualche tempo ci sarebbe stato più pudore, sia importante ricordare che i nostri valori e diritti di libertà, uguaglianza e democrazia non sono del tutto scontati e che non va mai abbassata la guardia.

Qual è la vostra storia musicale? Quali sono i vostri musicisti di riferimento e quali sono le principali influenze musicali in cui vi riconoscete?
Ci piace davvero tanta musica e tutta diversa. Le esperienze del grande rock italiano prima ancora di quelle straniere. Ci cattura tutto quello che ha qualcosa da comunicare, contenuti, innovazioni, sonorità. Fu proprio questo interesse e piacere nello scoprire sensazioni molto gradevoli che ci ha spinto anche a praticarla la musica.

Come lavorate alla stesura delle vostre composizioni?
In maniera piuttosto classica:  improvvisando durante una jam o elaborando idee, abbozzate autonomamente, che vengono fuori durante i nostri incontri quasi quotidiani.

Pensiamo ad un racconto, una drammaturgia. Per delle canzoni, con dei testi, il racconto è già strutturato. Non  avendo parole, che facilitano la comunicazione ed il suono della voce per le melodie, siamo molto attenti ai timbri,  affinché possano evocare e stimolare figurazioni invisibili in chi ascolta.

Quanta improvvisazione c’è in questo disco, quanto invece è frutto della riflessione compositiva?
Diremmo un 50 e 50. Il tema dell’improvvisazione è delicato, misterioso soprattutto per chi non la pratica e per chi ascolta senza una base di conoscenza e/o esperienza musicale. C’è un aspetto da affrontare: mentre si scrive, si prova, si fanno tentativi, da soli o insieme ad una formazione, nel momento dell’ideazione nuova ed estemporanea, che solo successivamente sarà fissata (su pentagramma o registrazione per poi raffinare quanto prodotto) è comunque frutto di un’improvvisazione. Dunque quel che è interessante è scoprire quali sono i meccanismi cognitivi che il cervello adotta quando si lancia in certi esperimenti dal vivo, dove cambiano le condizioni di confort al contorno.

Il vostro album è dedicato al tema della Resistenza. Un tema quanto mai attuale nella vita politica odierna. Da artisti, qual è la vostra posizione al riguardo?
Senza prendersi troppo sul serio, apparteniamo ad una scuola di pensiero in cui l’artista deve porre l’accento su dei temi, per trasferirli a chi non li coglie, per gratificare chi li ha e per far riflettere chi ne è alla ricerca. La resistenza non è solo una questione di appartenenza locale, ma è un concetto più universale. E’ la storia, o meglio una delle tante storie, in cui si ricorda e si evoca che lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo non è una strada praticabile e che se oggi, nonostante tutti i limiti ed una missione ancora non compiuta, non ricordassimo quanto accaduto ai nostri nonni e genitori che ricordano vivamente com’era l’Italia e l’Europa nelle seconda metà del secolo scorso, la tentazione di tornare a certi sistemi è sempre dietro l’angolo. Basti fare un giro nelle aziende, piccole medie o grandi e vedere, per dirne una, che non c’è solo lo sfruttamento da parte del proprietario (vedi ArcelorMittal) ma perfino i lavoratori a tempo indeterminato che alla presenza dei colleghi interinali prendono iniziativa per andare in ferie (sottraendole ai nuovi entrati, costringendo ad esempio l’interinale a lavorare durante le feste). Oppure lavoratori che si adoperano meno sfruttando la motivazioni di chi entra per un periodo con la speranza di essere assunto/a un giorno facendolo sgobbare come non mai. I lavoratori/trici dovrebbero essere compagne/i di fratellanza, invece oggi hanno assorbito quel modo di sfruttamento che a nostro avviso è davvero desolante.

Mi ha colpito molto il brano Ganz Egal Marcela Lagarde dedicato all’attivista politica messicana in cui partecipa Christiane Felscherinow. Qual è la vostra posizione sui temi attuali del femminicidio?
Il tema che ci poni è davvero arduo, esaurirlo in poche righe è impossibile. Rischiare di essere banali o dire le cose sbagliate è un attimo… Quel che possiamo dire, per essere sintetici, senza eludere la domanda o tirarci fuori diplomaticamente, sono solo alcuni “spot”, temi, punti su cui riflettere e che secondo noi possono contenere le strade per giungere ad una soluzione. Anche rischiando di essere banali, pensiamo che la soluzione sia “solo” quella dell’istruzione ed educazione. Dunque come vedi, la soluzione è sempre politica. Dobbiamo via via liberarci dalla logica tribale (matriarcato o patriarcato che sia) ed abbracciare una visione laica della vita, dove non ci sono ruoli subalterni ad altri. Ancora oggi una giovane donna che in un colloquio dice di volere un domani una famiglia è elemento di non assunzione, ti rendi conto di come stanno messe le cose? Ci sono aspetti sottili della nostra educazione e costume sociale, su cui le classi dirigenti politiche, per lo più conservatrici, che si susseguono da secoli, poggiano il loro esercizio del potere facendo una propaganda ipocrita di temi come la famiglia, l’unione del maschio e della femmina, il possesso della persona (mio marito, mia moglie, la mia famiglia, sempre tutto mio). Quando c’è questo diritto di possesso della persona, senza badare al fatto che prima di essere moglie è una donna che ha diritto ai suoi spazi, tempi, visioni, aspettative, progetti, sarà sempre difficile governare la violenza, a partire da quella sulle donne.

Come valutate la situazione musicale in Italia oggi soprattutto per chi come voi produce una musica di ricerca e sperimentazione e quali difficoltà trova un musicista a proporre la propria musica?
Notiamo, con incredulità, che nostri coetanei attivi nel meccanismo della comunicazione e produzione musicale, pronti a salire all’arrembaggio per un ricambio generazionale, invece di cogliere l’occasione per proporre qualcosa di nuovo, seguono modelli commerciali già rodati.

15 anni fa si pogava insieme ai concerti dei Rage Against The Machine ed ora te li ritrovi a caccia di click sparandole grosse, o come voce di “esperti stranieri” che fanno tutorial su come andrebbe fatta la musica, senza averla mai fatta a livello professionale. Tutti esperti senza titoli. In questo i social hanno aperto una valanga di tante cose poco chiare. La scena musicale è lo specchio dei tempi: è tutto liquido/effimero, non ci sono basi solide, non ci sono riferimenti e tutto viene ridiscusso senza alternative. Stiamo vedendo cos’è la “politica” liquida in senso ampio.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Prendere il Governo del Paese.

A cura di Virginio Aiello

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