Ill Grosso racconta la nascita di “Messa di Mezzanotte” | Intervista

Ill Grosso torna con Messa di Mezzanotte, un disco che si muove in territori profondamente atmosferici e introspettivi, costruendo un immaginario sonoro coerente e immersivo. Un progetto che nasce dal silenzio, dall’attesa e da un periodo di forte introspezione, e che prende forma come un racconto notturno, denso, privo di concessioni. Ecco l’intervista..

In questa intervista per il Blog della Musica, Ill Grosso ripercorre la genesi del disco, soffermandosi sull’evoluzione del suo suono, sul lavoro in studio e sul ruolo centrale del silenzio nel processo creativo. Ne emerge il ritratto di un artista che sceglie l’essenzialità, che lavora per sottrazione e che immagina l’ascolto come un’esperienza completa, da attraversare dall’inizio alla fine.

Messa di Mezzanotte è un album che chiede tempo, attenzione e ascolto consapevole, e che si rivolge a chi è disposto a entrare in un mondo sonoro costruito con cura, coerenza e verità.

Ciao Ill Grosso, Messa di Mezzanotte è un disco molto atmosferico. Da dove nasce il suo immaginario sonoro?

Nasce dal buio dell’anima. Viene da silenzi e pensieri pesanti. Nasce dalle distanze che ho creato fra me e chi mi circondava. L’immaginario è quello della mia realtà ed é vero come lo è stato il periodo buio che ho vissuto! Ho voluto unire tutto questo dolore in un disco e volevo che suonasse come un’omelia urlata in una chiesa sconsacrata sperduta in mezzo ai palazzi della periferia. È un mix di campioni polverosi, batterie che sembrano passi sul cemento e quel senso di attesa che c’è solo nel cuore della notte. È il suono di chi non ha paura del buio perché ormai ci vive dentro.

Come descriveresti l’evoluzione del tuo suono rispetto ai lavori precedenti?

È diventato più essenziale e, paradossalmente, più profondo. In passato c’era forse più voglia di “dimostrare” tecnicamente e quindi riempivo molto sia la musica che i testi. Qui l’evoluzione sta nel togliere. Ho imparato che le pause, i silenzi, sono importanti tanto quanto i suoni e le parole. Aiutano chi ascolta a metabolizzare ciò che stanno sentendo. A volte è la nota singola, netta e pesante, a fare la differenza. Il suono oggi è più solido, meno frenetico, più “adulto” nella sua crudezza.

Quanto è stato importante il lavoro in studio per trovare l’equilibrio giusto tra testi e produzioni?

Il lavoro in studio è stato importante per mettere insieme le tante idee che buttavo giù nei diversi periodi in cui le cose uscivano. Il disco ha avuto una gestazione lunghissima e ha subito molte mutazioni col passare del tempo. Molte cose sono rimaste fuori ad esempio, perché chi collaborava con me all’epoca di uno specifico brano alla fine è uscito dalla mia vita. Ma producendo io stesso la maggior parte dei beat presenti nell’album, alla fine ho il vantaggio (e la condanna), di poter cambiare una strofa, un featuring come posso cambiare un rullante o un basso. E finché tutto non vibra esattamente con la strofa che ho scritto allora il pezzo non esce. Testo e musica devono essere una cosa sola, non voglio che il beat sia solo un sottofondo, voglio che spinga le parole fuori dalla bocca con la forza giusta. È stato un lavoro di bilanciato e millimetrico.

Ascolta il disco Messa di Mezzanotte de Ill Grosso

Hai lavorato a lungo su questo progetto: come capisci quando un disco è davvero finito?

Un disco non si finisce mai, lo si abbandona quando capisci che aggiungere altro significherebbe sporcare l’intenzione originale. Lo capisco quando riascolto le tracce e non sento più l’esigenza di correggere nulla, quando quel pezzo mi dà lo stesso brivido della prima volta che ho chiuso il provino. È un istinto. In quel momento, il lavoro è della gente, non è più tuo

Che ruolo ha avuto il silenzio, l’attesa, nel processo creativo?

Il silenzio è stato forzatamente il mio miglior collaboratore. In questi anni non ho smesso di produrre, ma ho smesso di pubblicare per ascoltare cosa succedeva dentro di me. E mi sono ritrovato in luoghi oscuri che non pensavo sapessi affrontare. In questi anni di attesa, si sono sedimentate le idee. Se scrivi ogni giorno per obbligo, finisci per dire stronzate come la maggior parte della musica che esce da 10 anni a sta parte, ma che le major e gli adetti ai lavori, fingono di farsi andare bene. Se aspetti che il silenzio diventi insopportabile, allora quello che scriverai sarà necessario. Messa di Mezzanotte è un album figlio di quel silenzio che precede la tempesta.

Oggi molti ascoltano musica in modo frammentato. Che tipo di ascolto immagini per Messa di Mezzanotte?

Mi piacerebbe che chi preme play lo facesse sapendo che sta entrando in un mondo a parte. Non è musica da playlist “aperitivo” o come diceva Primo “da sottofondo mentre pulisci casa”. Immagino qualcuno in macchina di notte, o da solo in camera con le cuffie, che si concede il lusso di ascoltarlo dall’inizio alla fine, rispettando l’ordine delle tracce. È un viaggio, e se salti le tappe ti perdi il senso del percorso.

Se dovessi consigliare questo disco a qualcuno che non Ill Grosso, cosa gli diresti di aspettarsi?

Gli direi di non aspettarsi bugie consolatorie. Gli direi di aspettarsi un pugno nello stomaco e una carezza con la mano ruvida. Chi non mi conosce troverà un uomo che parla alla sua stessa altezza, senza piedistalli, raccontando la realtà per quella che è: sporca, difficile, ma maledettamente vera. Aspettati del rap fatto come si faceva una volta, ma con la testa di chi sa cosa significa vivere oggi. Aspettati musica che non va via col primo ascolto.

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