INTERVISTA | Gli Amati Bros ci raccontano di loro e del nuovo singolo “So Nobody Knows”

Gli Amati Bros (Andrea e Paolo Amati) sono affermati produttori, arrangiatori e compositori con una vasta carriera in musica e cinema che hanno collaborato, e collaborano tuttora, con artisti di fama internazionale. Hanno da poco pubblicato un nuovo lavoro dal titolo So Nobody Knows con il feat. della cantante americana Jaydi Zavala e abbiamo colto l’occasione per intervistarli…

Ciao e benvenuti: chi sono gli Amati Bros?

Gli Amati Bros sono Andrea e Paolo Amati. Siamo due fratelli, produttori e compositori, con un’importante esperienza professionale maturata nella discografia italiana degli anni ’80, ’90 e 2000 e nella musica per cinema dal 2000 al 2020, anno in cui abbiamo deciso di “metterci in proprio”.  In pratica ad un certo punto abbiamo smesso di produrre o arrangiare per altri e abbiamo cominciato a farlo per noi. Dopo il covid abbiamo capito che nulla, nel settore, sarebbe stato più come prima e ci siamo lanciati nella realizzazione di nostri projects musicali, intrapresi con una visione imprenditoriale moderna, orientata allo streaming, alle playlist editoriali e alla produzione indipendente.

Perché il progetto nasce solo in questi ultimi anni e non prima?

Semplicemente perché eravamo impegnati a fare tanto altro! Nel corso di questi anni infatti abbiamo avuto la fortuna ed il piacere di lavorare con artisti come Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Bob Sinclar, Paola Cortellesi, Emma Shapplin, Luca Pretolesi e tanti altri ancora. Siamo poi autori di canzoni come “Giovane amante mia” e “La regina dell’ultimo tango”, interpretati da Gianni Morandi, che a fine anni ‘90 ci hanno portato in classifica. Nel cinema siamo diventati poi collaboratori di un’icona della musica italiana, ossia il M° Bruno Zambrini, realizzando musiche per numerosi film italiani come Natale in Crociera, Nessuno mi può giudicare e tanti altri film importanti.

Sul vostro sito infatti ho visto che non c’è solo Amati Bros ma sono presenti altri progetti musicali con numeri molto rilevanti, mi spiegate questa scelta?

Con l’avvento di Spotify, a differenza di molti autori e produttori che lo consideravano una minaccia, abbiamo intuito che invece questo mercato aveva un potenziale. Avendo lavorato a lungo per altri artisti, abbiamo deciso per una svolta: smettere di lavorare per conto terzi e investire esclusivamente su noi stessi, creando un catalogo tutto nostro che valorizzasse la nostra poliedricità. In pratica abbiamo intravisto una risorsa laddove altri vedevano la fine del settore. È stata una scommessa che ha richiesto un lavoro immenso, ma i risultati sono arrivati e oggi hanno una portata globale.

Ho letto su Wikipedia che avete iniziato giovanissimi facendo background music per Rai, Fonit Cetra e Universal Music/BMG

Sì, eravamo davvero ragazzini… Ma è stato proprio grazie a quelle esperienze che abbiamo sviluppato la nostra poliedricità. La background music infatti, oltre a essere un cult dell’epoca, richiedeva una versatilità totale. Dovevi saper spaziare tra i generi più diversi e soprattutto portare a termine una produzione completa in totale autonomia. Gestire tempi di lavorazione, richieste musicali specifiche e consegne (che dovevano essere molto puntuali). Insomma una palestra fondamentale che ci ha insegnato precisione e puntualità estrema di lavoro. Questo fu notato da diversi grandi produttori dell’epoca che, pian piano, cominciarono ad affidarci lavori sempre più importanti. Insomma, di gavetta ne abbiamo fatta tanta.

Gli Amati Bros nel loro studio
Gli Amati Bros nel loro studio

Contaminazioni e ispirazioni. Amati Bros ascoltano molto la musica di….?

Diciamo che Paolo segue più le novità mondiali, le tendenze di produzione, arrangiamento e mix più attuali. Dal Pop, alla House passando per la Ambient/Lounge. Andrea invece è più per linee di ascolto tradizionali, non disdicendo certo la modernità, ma non a tutti i costi. I brani di tutti i progetti musicali nascono esattamente dalla fusione di queste due metodologie di ascolto.

Quindi, tornando all’oggi, i progetti Taylor & Sons, Cubo, T-Pam, Gavia, Alounge Team siete praticamente sempre voi?

Sì, siamo sempre noi. Ogni brand musicale ha una propria identità e un preciso approccio compositivo. In sostanza (e per tornare a ciò che dicevamo prima) stiamo applicando al nostro catalogo la versatilità che un tempo ci chiedevano i committenti, ossia cambiare stile a seconda delle esigenze. Per questi progetti selezioniamo poi accuratamente interpreti internazionali in base alle sonorità del brano e, qualche volta, cantiamo anche noi.

Cosa ne pensate del panorama musicale attuale?

Ma guarda, a parte i periodi irripetibili degli anni ’60, ’70 e ’80, la musica è sempre stata considerata “in crisi”. Noi poi abbiamo vissuto tutti i passaggi epocali dei supporti: dalle cassette al vinile, dai CD allo streaming, e ogni volta tante erano le persone che gridavano alla fine di tutto. Invece non è mai finito nulla: la musica ha solo cambiato forma, adattandosi ai tempi. E anche oggi sta accadendo lo stesso. Cambiano le mode, i generi che vanno e gli stili di realizzazione, ma alla fine c’è sempre chi ha successo. E, anche se sembra banale dirlo, per quelli che hanno successo la crisi non esiste.

Ascolta il singolo degli Amati Bros su Youtube:

Cosa ne pensate dell’Intelligenza Artificiale?

Una volta ancora ci troviamo di fronte ad un cambiamento epocale che sarà fondamentale che la politica guidi. Soprattutto perché inizialmente, in tanti settori vitali, potrebbe creare seri problemi di lavoro. Ma, se ben gestita, l’AI potrebbe anche aprire opportunità. Per tornare però nel nostro settore diciamo che il primo impatto ottenuto è stato quello di far credere che chiunque possa pensare di poter fare, senza sforzo, il compositore o il produttore. Ma non è così semplice. A noi arriva tanta roba prodotta con AI che, francamente, fa ridere. Un professionista lo sente subito che tante sono le cose che non vanno se non c’è professionalità a guidarla. Ci limitiamo solo a dire che è un fenomeno inarrestabile: il vecchio modo di lavorare è tramontato, bisogna prenderne atto e accettarlo. Quando abbiamo iniziato noi, creavamo musica con il Commodore 64 e poi con l’Atari e i musicisti della vecchia scuola ci guardavano con sospetto. È stato forse possibile fermare l’evoluzione dei computer? No. Oggi con l’AI sta succedendo esattamente la stessa cosa: bisogna semplicemente adattarsi. E bisogna studiare. Tanto. Pensare che l’AI ti risolva tutto in due minuti è semplicemente stupido e non porta da nessuna parte.

Fare un disco al giorno d’oggi ha ancora un senso, vista la grande crisi? La musica, specie in Italia, ha ancora un futuro?

Questa è la domanda delle “Cento Pistole”, a cui non è affatto semplice dare una risposta univoca. Molto dipende, infatti, dal punto di vista da cui si osserva la questione. Per un “big” attuale che macina grandi numeri (pensiamo ai trapper o ai tanti giovani che oggi dominano classifiche e streaming) ha molto senso. Rispetto al passato non è cambiato nulla: si tratta di puro marketing e, se un progetto funziona e rende, è giusto e doveroso portarlo avanti con nuovi brani. La situazione si fa diversa per gli artisti storici, che oggi registrano numeri molto inferiori rispetto a un tempo. Per loro la pubblicazione di un pezzo è strategica per ravvivare l’attenzione sulla carriera, anche se, per assurdo, potrebbero quasi farne a meno. Il vero core business di un grande del passato, infatti è legato ai concerti e al vecchio repertorio. E’ quello che il pubblico vuole davvero ascoltare, non le novità. E gli stessi artisti ne sono consapevoli e magari usano il nuovo brano come pretesto per lanciare un tour o altre situazioni, ma senza particolari aspettative commerciali. Anche perché oggi la vita media di una canzone è davvero brevissima.

Il discorso cambia radicalmente per gli emergenti. Un mondo contraddittorio e molto complesso. Di talenti bravissimi ce ne sono tanti, ma la quantità di uscite sul mercato è ormai di un’enormità ingovernabile. Le radio sono letteralmente sommerse e non riescono ad ascoltare tutto. La realtà è che non c’è posto per tutti, anzi, c’è spazio solo per pochissimi. È una verità brutta da dire e difficile da accettare, ma purtroppo è così.

Ascolta So Nobody Knows su Spotify:

Se poteste collaborare con un musicista, del presente o del passato, chi scegliereste?

Bella domanda. Guardando al panorama nazionale potremmo dire che la scelta più istintiva potrebbe cadere su miti e fuoriclasse assoluti come Lucio Battisti e Lucio Dalla. Ma attenzione che di bravissimi ce ne sono stati davvero tanti, impossibile nominare tutti i nostri preferiti. All’estero i nomi sarebbero ancora di più, specialmente tra i personaggi iconici che hanno segnato gli anni ’80 e ’90. C’è da dire, però, che abbiamo già avuto l’enorme privilegio di lavorare con un gigante della musica italiana come Gianni Morandi. È una soddisfazione immensa che ci rende già molto felici. E va benissimo così.

Progetti futuri?

Siamo sovraccarichi di progetti! Dietro tutto questo c’è un lavoro colossale e minuzioso che unisce progettazione, produzione, distribuzione e promozione. Un enorme impegno che però, nell’ultimo anno, ci ha portato a raggiungere 13 milioni e mezzo di streaming in tutto il mondo. I numeri sono dalla nostra parte e, finché sarà così e finchè ne avremo le forze, continueremo a produrre con piacere. Perché in fin dei conti questo è il nostro lavoro ed è ciò che abbiamo imparato a fare, da una vita. Ma la vera svolta, quella che ci rende felici ed orgogliosi, è il non dover aspettare la chiamata di nessuno. Essere gli artefici del proprio lavoro è una libertà che ha un valore per noi inestimabile. Una fortuna incredibile che auguriamo, di cuore, a qualsiasi ragazzo che oggi faccia la scelta di produrre la propria musica.

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