INTERVISTA | Kublai: la belva rara del ritorno tra sogno e realtà

C’è qualcosa di magnetico nella capacità di un artista di trasformare l’esperienza personale in visioni universali. Kublai, alter ego di Teo Manzo, è uno di quei musicisti che non si accontenta di definizioni semplici: tra elettronica, prog e cantautorato, costruisce mondi sonori che parlano di introspezione, nostalgia e metamorfosi. Nato e cresciuto a Milano, Kublai ha saputo trasformare la propria città natale in una cornice discreta, quasi invisibile, in cui le sue immagini oniriche e i suoi dialoghi interiori prendono vita.

Dopo il debutto discografico di Kublai nel 2020 e l’EP Sogno vero, il nuovo singolo Belva rara del ritorno segna un ulteriore passo nella sua evoluzione artistica: un brano che riflette sulla vita adulta senza rinunciare all’immaginazione e alla capacità di stupirsi. In un momento in cui l’arte spesso corre verso definizioni immediate e superficiali, Kublai dimostra che perdere l’identità può essere, paradossalmente, il modo migliore per trovarla. Lo abbiamo intervistato per voi.

Il tuo nuovo singolo segna un ulteriore passo nel percorso di Kublai: come nasce e che cosa rappresenta per te?

Rappresenta la vita adulta, il non aver più bisogno di avvistare la Belva rara del ritorno. Nel pensiero comune l’adulto perde l’immaginazione e lo stato di grazia dell’infanzia; questa canzone sostiene il contrario: la vita vera inizia quando muore il bambino dentro di noi.

Dalla canzone d’autore all’elettronica, fino agli echi prog: come riesci a intrecciare mondi così diversi senza perdere la tua identità?

Perdere l’identità è l’obiettivo di Kublai, quindi non ho questo problema.

Nel 2020 hai pubblicato il tuo primo disco, poi l’EP Sogno vero e oggi questo nuovo brano: in cosa senti di essere cambiato artisticamente?

Sono più attento a me stesso, mi fido di più delle mie scelte.

Nei tuoi testi spesso emergono immagini evocative e atmosfere oniriche: qual è il filo conduttore che lega la tua scrittura?

I miei testi sono spesso dialoghi, parlano a qualcuno, con qualcuno, di qualcuno. Questo qualcuno non è quasi mai l’ascoltatore esterno, che però può partecipare – immergendosi – a questa conversazione.

Milano è la città in cui sei nato e cresciuto: quanto influisce sul tuo immaginario e sulla tua musica?

Non saprei, amo Milano perché è casa mia, ma non la ritengo particolarmente stimolante per la musica. Non più di altri posti, almeno.

Hai collaborato con diversi musicisti e produttori lungo il percorso: cosa cerchi in una collaborazione e come queste esperienze hanno arricchito il tuo lavoro?

Cerco un gancio, un assist, qualcosa di diverso su cui “scrivere un canto”, qualcosa che non viva già nel mio mondo.

Guardando al futuro: stai già lavorando a un nuovo progetto più ampio o preferisci concentrarti sui singoli capitoli, come questo brano?

Questa canzone non è isolata, è parte di un disco che ho già ultimato. Credo proprio che uscirà a breve.

Social e Contatti

  • Instagram: https://www.instagram.com/kublaismusic/
  • Streaming: https://bfan.link/belva-rara-del-ritorno

*Foto di Irene Trancossi